|
Cenni storici
L’Ottocentesco nucleo industriale della “Cartiera”. di Palmerino Milano La Contrada Cartiera è situata ai piedi dell’imponente rilievo di travertino su cui sorge il centro capoluogo, nel pianoro solcato dal vecchio letto del Fiume Volturno ed a poca distanza dall’Area Archeologica di San Vincenzo Al Volturno. L’attuale nome della contrada prende origine dall’opificio che fino ai primi anni del XX secolo era stato lo stabilimento simbolo di un florido nucleo manifatturiero e che oggi rappresenta il più importante monumento di archeologia industriale dell’intera area. La consistente presenza di sorgenti e di corsi d’acqua, ha determinato nell’area alto-molisana, accanto alla costruzione di canali per l’irrigazione, la creazione, già in epoca alto medioevale, di numerose strutture adibite all’attività molitoria , con la successiva conversione ad opifici industriali: nella maggior parte dei casi i vecchi mulini diventavano cartiere o pastifici subendo, talvolta, una ulteriore trasformazione in centrali per la produzione di energia elettrica per scopi industriali. La capacità delle popolazioni locali nel “governare” le acque per utilizzarle al servizio delle proprie attività quotidiane era stata riconosciuta ed apprezzata già in epoca romana. L’enorme quantità di energia fornita dalle acque limpide del Fiume Volturno, le caratteristiche del territorio, gli antichi rapporti con la vicina Abbazia e le capacità imprenditoriali associate alle disponibilità economiche della Famiglia Martino, hanno permesso che questa naturale vocazione del territorio ed il processo evolutivo delle attività produttive trovassero nella contrada “Soda del Mulino”, nel corso del XVIII e del XIX secolo, un interessante esempio di sintesi. La famiglia Martino, infatti, da tempo immemorabile aveva il libero uso di tutta l’acqua del fiume, che immessa in canali serviva, oltre che all’irrigazione, anche ad azionare i diversi opifici e meccanismi per produzioni agricole ed industriali: mulino, gualchiera, frantoio, lanificio, segheria di marmi ed una modesta cartiera settecentesca. Verso la seconda metà del secolo XIX l’ing. Federico Martino, studioso di architettura e dedito a ricerche e progetti nel settore dell’ ingegneria idraulica, avvertì il bisogno di sviluppare un’idea per il potenziamento del piccolo nucleo industriale, pensando persino alla realizzazione di un tratto di ferrovia per la movimentazione dei materiali. Intorno al 1875, per porre rimedio alla crisi che aveva colpito le cartiere tradizionali di Isola Liri e di Isernia, fu iniziato un costoso progetto finalizzato al rinnovamento tecnico della primitiva cartiera che consisteva nella realizzazione di una moderna fabbrica capace di consentire il passaggio da una lavorazione manuale della carta ad una industriale. L’opera, ultimata il 20 agosto 1903 con l’inaugurazione ufficiale della “Cartiera San Bernardo”, fu interamente realizzata in muratura secondo i caratteri estetici di fine Ottocento, generalmente orientati più verso il decoro formale che nei riguardi dell’efficienza funzionale. Particolarmente curati furono anche gli aspetti architettonici e costruttivi, secondo le regole e gli schemi illustrati dai migliori manuali dell’epoca e con l’inserimento, talvolta, di elementi inusuali per il periodo, come ad esempio la ciminiera in laterizi a base ottagonale. Molto rigorosi appaiono anche lo schema compositivo dei vari edifici e quello distributivo degli ambienti destinati alle lavorazioni: sia l’uno che l’altro furono pensati in funzione dell’ attività produttiva a cui il complesso era destinato. I macchinari , che rappresentarono un elemento di profonda innovazione nel panorama dell’industria cartaria in Italia, furono acquistati in Germania ed installati da tecnici specializzati inviati in loco dalla casa produttrice. La coerenza dell’organismo edilizio alle esigenze produttive trova, poi, piena attuazione nell’ integrazione delle macchine e degli impianti con la struttura, secondo un’impostazione molto moderna, sicuramente rara per il periodo, e riscontrabile soltanto nei comparti industriali più evoluti del Paese. Molto interessante, infine, era il sistema idraulico che forniva la forza motrice allo stabilimento: dal fiume Volturno,che scorre parallelamente all’edificio, l’acqua veniva prelevata mediante un sistema di paratoie e vasche e, condotta in un canale ricavato sotto il piano terra dell’edificio, serviva a movimentare un articolato sistema meccanico. L’acqua , che serviva anche per le altre operazioni del ciclo di lavorazione, una volta utilizzata veniva scaricata nel fiume. Alla progettazione, alla realizzazione ed alla conduzione del nuovo stabilimento partecipò il tecnico francese Louis Verdèe, che per anni aveva condotto le importanti cartiere di Isola Liri e che nel progetto intrapreso da Federico Martino trovò le soluzioni alla crisi che aveva travolto le cartiere tradizionali. In tale avventura furono coinvolte anche maestranze specializzate che avevano seguito Verdèe dalla valle del Liri. La fabbricazione della carta. Il metodo innovativo introdotto da Federico Martino consisteva nel produrre la carta partendo dagli stracci, attraverso un processo ideale di “purificazione” e “nobilitazione” della materia, leggibile anche nella successione e nella distribuzione degli ambienti di lavoro. Gli stracci, una volta tagliati e lavati con acqua bollente, venivano fatti macerare con l’aggiunta di additivi e coloranti e trasformati in pasta. Questa veniva inviata alla “macchina continua”, lunga 12 metri, provvista di rulli ed installata nel locale posto a piano terra, per ottenere dei fogli di spessore variabile da destinare all’essiccamento e alla successive lavorazioni di taglio e finitura. Tale processo, utilizzando una sola macchina, consentiva di ottenere diversi tipi di carta: da quella utilizzata per il confezionamento degli agrumi di Sicilia, alla carta per cancelleria, dalla carta per uso bollo fino al cartone. Brevi cenni sullo sviluppo dell’industria cartaria in Italia. Lo sviluppo dell’industria cartaria è subordinato alla presenza, nel territorio, di fiumi e torrenti da cui prelevare con continuità l’acqua necessaria ed alla preesistenza di vecchi opifici, generalmente mulini, da convertire in cartiere. Alla fine del XVIII secolo, in Italia esistevano tre principali comparti dediti alla produzione di carta: quello di Fabbriano, di tradizioni più remote, quello della Valle del Liri, nato a seguito di probabili migrazioni dei cartai marchigiani e quello di Amalfi. Nel 1789, due fratelli provenienti da Amalfi, Luigi e Pasquale Milano, verificata la particolare posizione geografica e la presenza di numerosi mulini, acquistarono ad Isernia una vecchia cartiera, per la realizzazione di un opificio per la fabbricazione della carta. Nel 1850 la famiglia Martino inizia una serie di interventi sulla vecchia cartiera, probabilmente ottenuta da un precedente mulino, che termineranno con la fondazione della Cartiera San Bernardo nel 1903, utilizzando esperienze e maestranze provenienti da Isola Liri. Il declino della Cartiera e degli opifici dei Martino. Nel periodo di attività produttiva, la Cartiera S. Bernardo e gli altri opifici della famiglia Martino, occuparono fino ad 85 persone, con l’instaurazione di un fenomeno immigratorio di notevoli proporzioni. La produzione a regime venne interrotta nel 1918, con l’entrata in attività dell’impianto idroelettrico del Volturno che, in virtù della Legge 8 Luglio 1904 n. 351 detta “ Pel Risorgimento economico di Napoli”, “autorizzava il governo a concedere in perpetuità e gratuitamente al municipio di Napoli tutta la forza idraulica ricavabile dalle sorgenti del Volturno” per trasformarla in energia elettrica, impedendo, di fatto, agli opifici di lavorare con continuità e obbligandoli ad una produzione limitata solo a brevi periodi. Da questo momento, per il piccolo nucleo industriale, ha inizio il lento ed inesorabile declino, il cui culmine viene raggiunto quando, all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, i militari del genio, su decreto della Prefettura di Campobasso, requisirono i macchinari destinandoli a fusione per necessità belliche. In seguito, quando il fronte bellico si attestò sulla linea Gustav, che passava sulle Mainarde, prima i soldati tedeschi, poi i marocchini, gli americani ed infine i polacchi soggiornarono nella cartiera che subì consistenti danni. Durante il soggiorno delle truppe tedesche, l’edificio fu anche teatro di uno dei tanti episodi tragici legati alla Resistenza, ma poco noti all’opinione pubblica nazionale: nei locali dell’opificio furono processati e condannati a morte per impiccagione sei cittadini molisani, passati alla storia con il nome di “Martiri di Fornelli”, rei di aver organizzato la ribellione contro le autorità naziste. Le scelte politiche di inizio secolo, i successivi eventi bellici, l’abbandono, i segni del tempo ed infine il terremoto del 1984 hanno portato “la Cartiera San Bernardo” alle attuali condizioni, rivelando a chiunque, attraverso quello che ne rimane, il suo glorioso passato e suggerendo suggestive soluzioni di recupero. |




